Mandorle per dimagrire in fretta e stare bene

Mandorle per dimagrire in fretta e stare bene

Le mandorle, chi non le ha mai mangiate? Non sa cosa si perde e quanti benefici per l’organismo. È un seme oleoso ricco di calcio, potassio e fibre e contengono la vitamina E, insieme a minerali e grasso buono. Insomma, un mix di benessere che aiuta il corpo a liberarsi dall’azione nociva dei radicali liberi. Chi mangia le mandorle, secondo la buona dose giornaliera, invecchia più lentamente e riesce anche a dimagrire in tempo per la prova costume. Non solo proprietà dimagranti e depurative le rendono le compagne ideali per combattere i cambiamenti climatici, ma anche proprietà afrodisiache, secondo una tradizione leggendaria che affonda le radici nel Medioevo.

Le mandorle cosa fanno per la nostra salute? È una delle frutte secche maggiormente predilette dai dietologi e nutrizionisti, in quanto sono prive di lattosio e di glutine e si prestano bene nelle diete di chi soffre di intolleranze alimentari. Questi benefici sono stati coadiuvati da un recente studio pubblicato sul The Journal of Nutrition che dimostra come 86 adulti obesi, dopo aver assunto regolarmente mandorle, abbiamo perso un chilo di grasso viscerale (quello che di solito provoca malattie cardiache).

Raccolto di mandorle a fine estate
Raccolto di mandorle a fine estate

Quante mandorle mangiare per stare bene?

Secondo i nutrizionisti l’apporto giornaliero di mandorle dovrebbe essere di 100 gr e andrebbero mangiate con tutta la buccia perché è proprio in essa che si annidano le sostanze nutritive per il benessere del nostro corpo. Insomma, si parla della regola di 10 mandorle per dimagrire, che corrispondono a 700 calorie. Non bisogna superare questa dose giornaliera, perché le stesse possono apportare molte calorie al nostro corpo proprio perché ricche di proteine. Inoltre, se si soffre di calcolosi biliare è meglio non eccedere con il consumo di frutta secca, così come in caso di herpes. Perché? Le mandorle contengono arginina che potrebbe favorire il moltiplicarsi del virus herpetico.

Quali sono le proprietà delle mandorle?

Azione antinfiammatoria: è ricca di polifenoli, che aiutano a combattere le infiammazioni nei processi intestinali. Le mandorle favoriscono il transito delle feci e diminuiscono il gonfiore intestinale.

Anti-osteoporosi: le mandorle sono ricche di magnesio, calcio e fosforo, minerali necessari alla salute delle ossa.

Accelerano il metabolismo e riducono il colesterolo: assumere quotidianamente le mandorle, soprattutto in orario spuntino, diminuisce il senso di fame e la presenza di fibra in esse combatte l’assorbimento del colesterolo cattivo. Quest’ultimo aspetto influisce positivamente anche sulla circolazione sanguigna prevenendo il rischio di infarto ed ictus.

Antinvecchiamento: la presenza di vitamina E difende il nostro organismo dalla azione dei radicali liberi, responsabili del l’invecchiamento cellulare.

Mandorle
Mandorle

Mandorle e capelli più forti

Spesso capita di pettinarsi e di ritrovarsi interi ciuffi di capelli tra le mani. La mancanza di ferro, magnesio, potassio e Omega 3 potrebbero esserne la causa. Ecco perché le mandorle possono essere un valido aiuto, se assunte sia per via orale o  per via cosmesi sul cuoio capelluto. Esse sono ricche di vitamina B5 e vitamina E, perciò rallentano la comparsa di capelli bianchi, combattono la forfora e rendono i capelli più sani. Gli antichi Egizi usavano l’olio ricavato dalle mandorle per i capelli,  ma anche per la cura da pelle. L’olio di mandorla viene impiegato sia come rimedio naturale contro gastriti e disturbi intestinali, sia come prevenzione contro le smagliature.

Ci sono tanti buoni motivi per consumare mandorle almeno due volte al giorno come snack a metà mattinata, oppure tritate e aggiunte nel latte a colazione, ma anche per preparare pane, dolci e primi piatti deliziosi.

Pata Negra: ecco perchè è il prosciutto migliore del mondo nel 2019

In Italia si producono alcuni tra i migliori prosciutti del mondo, ma il più grande di tutti, il più buono in assoluto è spagnolo, conosciuto dal grande pubblico come Pata Negra, il suo nome corretto è Jamón Iberico de Bellota.

Mettiamo da parte il campanilismo italiano, dinanzi a questo prosciutto non ci sono caz.. non ci sono paragoni che tengono, crudo di Parma, S. Daniele, Culatello di Zibello, sono diversi gradini sotto il Jamón Iberico de Bellota.

Prodotto da suini di razza iberica con mantello nero dalla caratteristica unghia dello zoccolo di colore nero, di qui Pata Negra. Da questi suini vengono prodotti diversi tipi di Jamón Iberico, a seconda del tipo di allevamento, alimentazione e stagionatura avranno una denominazione diversa. Quello con la denominazione Jamón Iberico de Bellota è il top.

I maiali le cui zampe posteriori diventeranno Jamón Iberico de Bellota sono allevati allo stato brado nei boschi e si nutrono essenzialmente di ghiande di quercia cadute dagli alberi e di poche altre risorse boschive (al massimo due maiali per ettaro garantisce la giusta quantità di ghiande per ognuno), gran parte del segreto è proprio qui, il resto è dato dalla macellazione fatta in modo da non causare stress per l’animale che innescherebe una serie di reazioni chimiche che comprometterebbero il sapore delle carni, infine, la lunga stagionatura (almeno 24 mesi sino a 48) chiude il cerchio.

Le ghiande di quercia sono ricchissime di acido oleico, la medesima sostanza di cui sono ricche le olive e di conseguenza l’olio extravergine di oliva. L’acido oleico contenuto nelle ghiande di cui sono ghiotti i suini iberici si ritroverà, poi, nel grasso del prosciutto che paradossalmente alla sua natura di grasso animale sarà chimicamente molto simile ad un grasso vegetale, ricco di colesterolo “buono”. La caratteristica concentrazione di acido oleico nel grasso che attornia il prosciutto determinerà, poi, a livello gustativo un’esperienza straordinaria, quel grasso color corallo si scioglie letteralmente in bocca.

Il prosciutto pata negra è un’incomparabile esperienza gusto-olfattiva che difficilmente si riesce a dimenticare, le sue carni di colore rosso intenso hanno un penetrante profumo di erbe di campo, il grasso è attorno alle carni ed alcune sottili fibre sono anche tra il rosso vivo della carne, un grasso straordinariamente sapido, un grasso che fonde letteralmente alla temperatura di 32-33° donando ancora maggiore sapidità al boccone, un sapore intenso, estremamente profondo e lungo, lunghissimo.

Da provare accompagnato con delle ottime bollicine, un’esperienza che manda in paradiso le papille gustative.

Una foto del taglio manuale di un prosciutto prelibato come il Pata Negra:

Taglio a mano del prelibato prosciutto Pata Negra

Taglio a mano del prelibato prosciutto Pata Negra

Foto del fotografo Ben_Kerckx

Friuli Venezia Giulia fra le più antiche tradizioni vinicole italiane

Il Friuli Venezia Giulia è una delle Regioni italiane che vanta il maggior numero di denominazioni di origine, controllata e garantita, per quanto riguarda i vini. Questo nonostante si tratti di una zona particolarmente montuosa, dove lo spazio adatto alla coltivazione della vite è minimo. Ciò che contraddistingue questi luoghi è però l’antica abitudine a fare le cose con calma, per bene, approfittando di tutto ciò che la natura offre all’uomo. Stiamo per altro parlando di alcuni dei vini più noti e apprezzati in tutto il mondo, grazie anche ad alcuni imprenditori che hanno saputo sfruttare al meglio queste zone. Sono un chiaro esempio di questo i vini Bastianich su Tannico.

Le zone di produzione

Quando si parla di etichette DOC o DOCG ovviamente ci si riferisce a specifiche zone di una Regione. Per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia la zona vitivinicola più rinomata è di certo il Collio, una zona collinare carsica in provincia di Gorizia. Le viti però si sviluppano senza grandi problemi anche in una piccola parte della provincia di Udine, nella zona chiamata dei Colli Orientali, così come in provincia di Trieste e nel Carso goriziano. Alcune etichette ben note nascono da vigne coltivate in provincia di Pordenone e sono presenti in questa zona anche vini interregionali, prodotti tra Friuli e Veneto, come avviene per il Lison- Pramaggiore o per il Prosecco.

Vigneti del Friuli
Vigneti del Friuli

Le vigne

I vitigni coltivati in Friuli sono di vario genere, a partire da uve autoctone, come il tocai friulano bianco o il refosco, uva rossa tipica di queste zone. Rispetto ad altre Regioni italiane però proprio qui si concentrano maggiormente i vitigni internazionali, il pinot grigio è infatti una tra le uve più presenti, seguita dal merlot nero, dal sauvignon blanc e dallo chardonnay. A seguire Cabernet franc, il prosecco. Altre uve tipiche della Regione, autoctone, sono il Picolit, il Ribolla e lo Schioppettino. Presenti però su minime quantità del terreno coltivato. Un particolare da osservare sta nel fatto che più dell’80% delle uve coltivate in Friuli dà origine a vini a Denominazione Controllata, cosa che non ha eguali in nessun’altra zona d’Italia. Stiamo quindi parlando di una produzione vocata in modo particolare ai vini di qualità, ai prodotti da seguire con attenzione e da curare in modo preciso.

A spasso tra le vigne

In Friuli il vino è una questione seria, con numerosissime etichette DOC e DOCG, circa 8 zone differenti di produzione e una tradizione millenaria, in questi luoghi attorno al mondo del vino gravita la vita di tantissime persone. Oltre alle numerose cantine il Friuli propone anche interessanti itinerari lungo la strada del vino, che permettono di comprendere come nasce un vino di qualità. Nel periodo primaverile sono numerose le cantine che aprono le loro porte a clienti provenienti da tutto il mondo. Per chi volesse invece dedicarsi anche ad altro, notevole è anche la cucina friulana, quindi via libera alle passeggiate tra i colli e i vitigni, seguite da una degustazione dei prodotti tipici della Regione.

Vigna in autunno
Vigna in autunno